Wednesday, November 10, 2010

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Panic attacks in the psychoanalytic

People who have to be a psychoanalyst denouncing a panic call, in most cases, a switch, an operation to stop the mad course of an illness that rapidly invades the body, while they are in a situation totally out of control. It is a medical urgency, where the appointment can not be taken for the next week or even tomorrow, but today, and possibly soon.
This highlights the special bond that fenomenlogia clinical panic attack shows la temporalità. La sua articolazione con l’oggetto (a) si può vedere allora attraverso il tempo logico, dove Lacan ha mostrato che la precipitazione della conclusione funziona come oggetto (a).
Il termine attacco di panico non appartiene al vocabolario classico della clinica psicoanalitica. La definizione e il concetto vengono piuttosto dalla psichiatria, e come entità clinica l’attacco di panico rientra nella classificazione del DSM. Il panico però prolunga perfettamente la più classica delle sequenze freudiane: se consideriamo infatti l’inibizione come un tempo d’arresto, dove il soggetto è bloccato da uno schermo immaginario, il sintomo come un tempo della ripetizione, in cui il soggetto è trattenuto by something that feels stronger than he, trembling and anxiety as the time of expectation, as the imminent threat, panic then marks the time of the irruption, when the levees broke and can no longer wait: is a here and now is the time when the worst is happening.
The Freudian explanation of the phenomenon of panic, which is contained in Psychology and the Analysis of the Ego, is heavily indebted to the oedipal logic: the army as a mass artificial, says Freud, is held together by libidinal ties that each has with the head . If the leader falls in battle, the mass which he held together with dissolves and each is only a danger before inaffrontabile. Lo stesso pericolo che la massa organizzata poteva sostenere, per il singolo isolato appare soverchiante. La chiave esplicativa del panico qui è la Zersetzung, la disgregazione della massa dovuta allo scioglimento dei legami libidici. Questi legami passavano per il capo, e una volta spezzati, ciascuno si trova isolato.
Su questa base la chiave di volta per un trattamento clinico del panico dovrebbe essere quella di rinforzare il Nome del Padre per dare un riferimento saldo al paziente rimasto senza appigli. In effetti, gli psicoanalisti che in area anglosassone hanno dedicato particolare attenzione alla clinica degli attacchi di panico – sostanzialmente diverse équipes coordinate da Barbara Milrod – si concentrano sulle peculiari dinamiche edipiche implicate, secondo loro, in questo tipo di disturbi.
La prospettiva aperta da Lacan con il lavoro sul tempo logico è diversa: è quella di una logica collettiva che, come ha suggerito Miller, funziona in modo demassificante e mette l’accento sul rapporto che ciascuno intrattiene con la causa.
Su questo piano il legame non passa allora attraverso la funzione unificante di chi occupa il posto dell’ideale, ma si costruisce nell’articolazione di una logica che si sviluppa in rapide scansioni temporali. Si tratta di una logica dell’anticipazione e della fretta, necessarie a tenere il passo con l’altro, e particolarmente adeguate a spiegare il modo di vita frenetico delle società contemporanee.
Qui la chiave di lettura non è la disgregazione provocata dalla rottura dei legami libidici: a gettare nell’isolamento e nel panico non è il fatto che salta l’ideale, l’anello che tiene insieme tutti gli altri, ma il fatto che il soggetto perde il passo in una costruzione logica.
Prendiamo un esempio di panico insorto in una situazione amorosa andata male. Si tratta di un’adolescente alle sue prime esperienze, innamorato perso di una ragazza della quale gli sfuggono la rapidità di spostamento nei discorsi e la mobilità nei desideri. Presto la storia s’interrompe perché la ragazza prende un’altra direzione. Il giovane non se ne capacita e non riesce a staccare da lei i suoi pensieri, che diventano harassing and tormenting. One evening, lying in bed, sleepless, with her image fixed in mind when he begins to perceive clearly the beating of your heart stronger and stronger, relentless, unstoppable. And 'here is that suddenly gets lost and panicked, feeling a body that moves independently of his will, an organ which can not control, such as strangeness that emerges in the present because there is more intimate in own corporeal reality. He realizes now that she's gone, who continued his way and not come back. She goes on, as he sinks in this moment of pure present, no future and no past, un momento che lo prende alla gola e lo soffoca mentre la vita, di cui il cuore pulsante lo costringe ad accorgersi, lo traversa irruente senza nessuna direzione da prendere, inghiottendolo nell’abisso di un “ora” insopportabile, sganciato da ogni “prima” e da ogni “dopo”.
Il tempo di una conclusione sbagliata – non aveva capito dove stava andando la ragazza – trasforma l’atto da cui acquisire la libertà, o l’amore, o la fortuna, o il riconoscimento sociale – nello scivolamento in un gorgo temporale che si manifesta soggettivamente come urgenza assoluta, come necessità di un soccorso improrogabile.
Un caso opposto ora. Una giovane che ha appena finito l’università cade in preda al panico quando il fidanzato, che viveva in un altra città, decide di spostarsi a Milano, dove lei vive, per starle più vicino. Lei capisce di non potersi rifiutare a quest’attenzione, ma al tempo stesso si sente intrappolata in una prossimità eccessiva, che percepisce come condizionante, e si vede messa con le spalle al muro. Anche qui c’è il tempo sfasato di una decisione non condivisa. Il ragazzo conclude che è il momento, ma lei non può concludere allo stesso modo, e perde il passo precipitando in una situazione in cui si avvita su se stessa volendo e non volendo la stessa cosa. Anche qui le papitazioni, le sudorazioni, il senso di vertigine danno espressione fisica a un’urgenza improrogabile, a un bisogno di fuga da una decisione che non può farsi atto.
Si vede bene, in questi casi, che il problema non è rinforzare il baluardo del Nome del Padre, portatore dell’ideale che fissa di nuovo le cose dando loro un senso. E’ questa una soluzione che chiamerei missionaria: dare al soggetto un’identificazione forte da cui trarre il senso della vita. Il problema è diverso, si tratta piuttosto di ricostruire una logica andata a pezzi, non perché la vita recuperi un senso, ma perché ritrovi un tempo, una scansione, una sincronia con l’Altro che, per quanto non esista, per quando supplito da un partner-sintomo, è fatto delle tracce che segnano il corso della nostra esistenza e che, come i sassolini Tom Thumb, allow us to walk nell'inestricabile life without the sense given by a predestined goal. It 's a solution that would define love for a cause, whatever form it takes this cause.

Marco Focchi

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