Increasingly, the crisis of FIAT, and possible financial and industrial projects that could fix it go to the sunset of the Berlusconi government. If stiamo ai fatti, la FIAT è ritornata in crisi da quando sono finiti gli "aiuti di stato", ovvero gli incentivi fiscali per le rottamazioni. Modelli nuovi nello stile e nelle motorizzazioni sono ormai un ricordo lontano. Nel frattempo, l'amministratore delegato, Sergio Marchionne, ha imposto alcune condizioni "strangolanti", per continuare a produrre in Italia: la chiusura dello stabilimento siciliano di Termini Imerese, la divisione in due società del gruppo per meglio "giocarsele sul mercato" della Borsa e trarre dividendi, regole "cinesi" per gli stabilimenti di Pomigliano d'Arco e Torino Mirafiori, fuoriuscita dalla Confindustria, riduzione dei diritti sindacali.
Nel volgere di meno di un mese, poi, ha svelato senza troppi fronzoli, il suo vero obiettivo: risanata la Chrysler, che nel frattempo ha ripreso a vendere auto e a macinare dividendi, si avvierà la fusione con la FIAT, e restituiti i lauti aiuti finanziari dei governi USA e del Canada, il nuovo gruppo da italo-americano si trasformerà in americo-italiano con testa, cuore e portafogli a Detroit. Così, d'altronde, vorrebbero le clausole riservate dell'accordo tra Marchionne e Obama, e così vuole la prassi legale borsistica di Wall Street.
Le pezze come sempre in questi casi anziché tappare il buco, lo hanno ingrossato. Ovvero, né il governo, con l'uscita tempestiva e consolatoria del ministro del Welfare, Sacconi, né il presidente della FIAT, John Elkann, e tantomeno la mediatica convocazione a Palazzo Chigi del Marchionne, hanno fugato i dubbi che le parole del commercialista-filosofo Marchionne fossero una boutade: hanno in effetti ribadito che entro il 2014, se non prima, il gruppo avrà più "poli decisionali" a Torino, a Detroit, in Brasile e in Asia. Nel frattempo, ne siamo sicuri, così come da molti mesi andiamo scrivendo sul nostro sito, Marchionne ridurrà la produzione in Italia, venderà ai migliori offerenti parti di alcuni "gioielli di famiglia" (Alfa Romeo e Ferrari), farà insomma "cassa" anche per aggiungere denaro fresco ai tanti miliardi con i quali dovrà rimborsare le amministrazioni statunitense e canadese.
In realtà e nella pratica del sistema industriale and financial globalization, no group can afford a large decentralization of the genre, or assumed and from healthy mind sharing with the Renault Nissan Japan has the "heart" near Paris, the three cousins \u200b\u200bU.S., Ford, GM and Chrysler in Detroit and surrounding areas; Volkswagen, Porsche and Mercedes in the German cities of their origin, as Japan's Toyota in the big world birthplaces. From there, draw their strength, the peculiarity of their brand and enhance the "country system". Think only of breaking the bridge around the world would be a blasphemy in the industrial logic. For this Elkann's words are just "smoke screen" in the eyes of sprovveduti sindacati che hanno finora detto sempre sì ai desiderata di Marchionne (CISL,UIL, UGL e FISMIC) e del governo, così come gli artifici lessicali e temporali di Sacconi possono solo rassicurare chi ancora nel PD (Veltroni, Fassino, ecc.) o negli altri partiti del centrodestra ha bisogno di "buffetti consolatori" istituzionali.
Ne uscirà, dunque, rafforzata persino la figura di Marchionne "risanatore" di due aziende storiche dell'auto, di "un uomo solo al comando", che ha saputo piegare i sindacati più "spigolosi" del mondo, come sono ritenuti la FIOM e la CGIL. Ma, soprattutto, avrà dimostrato al mondo più industrializzato che si può rifare la storia economica ed industriale, imponendo fracture in a logical course of events, often linear with each other. He will die as one of the beating hearts of the car, one in Turin, founded in 1899 simultaneously with the American and French and has distinguished itself for excellence in styling and engine design. Italy also dies so industrial, the large and medium-sized company has established itself in the world as "made in Italy" and as a competitor to level with the German export industry. This happens, not only for economic and financial crisis that is leading us into the abyss of the second half of 2008, but especially for the inertia, the inability to culture and politics of the Berlusconi government to deal with it. When
FIAT, the beginning of the millennium came to a chasm of debt and crisis of sales, on the one hand the summit of the group, still controlled by the Agnelli family, sought alternative ways to save the industrial core, separating itself from the financial partnerships, the other haughtily refused aid status "bulky" promised by Berlusconi, because otherwise the company would be aware that entry into the orbit of sprawling interests of the Sultan of Arcore. With a little 'luck and ability, Fiat thanks to banks and a drastic crash diet and went out from the brink, accepting only the scrapping of the various tax incentives. But on the other hand, the Italian government would never be able to finance such ha fatto Obama, a suon di miliardi di euro il gruppo di Torino senza imporre suoi manager fidati o soci azionisti collaterali alla "Compagnia di giro", che Berlusconi è riuscito a costruirsi in questi 25 anni e che ne fanno uno degli uomini più ricchi al mondo, ma soprattutto un coacervo di conflitti di interessi, dall'editoria, alla finanza, alle assicurazioni, all'edilizia, all'industria culturale, fino all'energia.
Si pensi solo alle ripercussioni politiche nella sua stessa maggioranza, con la Lega di Bossi, a sbraitare contro la "dinastia sabauda" e gli aiuti decennali agli "ingrati" di Torino! Certo, per Berlusconi, una FIAT (con tutto l'indotto) ai suoi piedi sarebbe stato un colpaccio non solo dal lato economico, ma anche di sudditanza politica e culturale. Ma che avrebbe distrutto la linea di austerità imposta da Tremonti e Bossi, tutta protesa a finanziare in realtà lo sgangherato progetto federalista. Anche perché di soldi "cash" nel bilancio dello stato ce ne sono pochini e il "Trio lumbard", Treconti-Berlusca-Bossi, non ha la più pallida idea di dove andarli a pescare, se non aumentando le tasse.
Ecco, allora, che Marchionne con i suoi diktat tra il sindacalese, il politichese e l'industriale alla "ghe pensi mi", si è divincolato dall'abbraccio mortale di Berlusconi, preferendo la sponda atlantica offertagli da Obama, ben sapendo che a quest'ultimo ( e a tutto il "sistema paese" nordamericano) doveva portare in dote un competitor europeo del settore: appunto la FIAT con i suoi gioielli di famiglia e i suoi cervelli. Mentre la Merkel, rispondeva alla crisi del settore, aiutando i suoi gioielli, e altrettanto faceva Sarkozy. Non a caso, i gruppi automobilistici tedesco e francese in qualche modo riescono " a tirare", pur in periodo di "vacche magre", mentre la FIAT continua la sua discesa nelle vendite, sia in Italia sia, soprattutto, in Europa.
Nello scenario mondiale, ormai l'Italia non viene più considerata una mini-potenza industriale, dedita all'esportazione, quanto un feudo medievale di potentati economici e finanziari americani, tedeschi, francesi, indiani, cinese e russi. Quest'ultimi sono i più pericolosi, perché dediti al "money laundering", alla ripulitura del danaro sporco, proveniente dai loschi affari mafiosi, italiani e russi. Secondo ben informati operatori finanziari milanesi, infatti, capitali russi di dubbia provenienza sarebbero piombati come neve in molte società quotate a Piazza Affari, da quando si sono strette le alleanze politico-affaristiche tra il governo italiano e quello russo. Non solo, ma molte società energetiche avrebbero soci prestanome proprio per non far ancora apparire ambienti affaristici dai trascorsi torbidi, legati in qualche modo all'amministrazione Putin.
Marchione dà insomma il benservito a Berlusconi, anche perché nella nuova divisione mondiale del lavoro all'Italia è rimasto ben poco space for the future of France and Germany continue to be focused on industry, finance for the UK, while the rest of Europe (Eastern and Mediterranean, including Italy, like Spain, Portugal and Greece) will be the corollary as dispensing of "work force" and some excellent boundary. Gianni Rossi-paneacqua.eu
0 comments:
Post a Comment